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venerdì 13 novembre 2020

Monti e colline del golfo di Gaeta


Nel 1845 l’Album Scientifico Artistico Letterario descriveva sapientemente il golfo di Gaeta, nel capitolo “Napoli e sue province”. I monti di Gaeta sono formati di pietra calcarea, disposti, ad eccezione di qualche ondulazione ed inclinazione, in strati generalmente orizzontali, gli intervalli dei quali e la cavità delle pietre offrono frequenti cristallizzazioni soprattutto radiate. In alcuni siti si trova il travertino ed in altri una minutissima sabbia. Se per mare si costeggia il promontorio, si vedono molte fenditure verticali che penetrano nella massa del monte e giungono dal suo fondo alla sua sommità. Una di queste è molto grande, avendo sei piedi parigini (circa due metri) di larghezza nella parte più angusta. Le loro parti lisce e senza irregolari scabrosità che sporgono in fuori, non sono parallele, ma divergono dalla parte del mare e convergono verso la cima del monte nelle opposte direzioni. Le colline ed i monti che da Gaeta si prolungano verso Itri, Fondi, Terracina, sono anche di pietra calcarea. Il promontorio di Gaeta per mezzo di un suolo piano, arenoso e stretto comunica con colline calcaree le quali, ripiegandosi in arco, si elevano a poco a poco verso Castellone e verso Mola di Gaeta, dove esiste una cava di gesso nel luogo detto il Monte delle Fosse. I filoni del solfato di calce sono nella direzione da levante a ponente: sovente sono interrotti da una marna disposta in strati sottilissimi e penetrati dal gesso. Passata Mola di Gaeta, gli Appennini declinano da ponente, e si allontanano dal mare. Nelle loro prime basse colline sono situati i paesi di Maranola, Castell'Onorato, Traetto, Castelforte e Sujo. Da Traetto però parte una serie di collinette ripiegate in arco che terminano al mare nella collina di Scauri. La base della collina di Sujo è interessante per un litologo. Oltre delle sostanze calcaree vi si cominciano a vedere delle materie vulcaniche, delle incrostature di solfo sul tufo e delle acque minerali, che sgorgano da molti punti della detta base. Alcune zampillano sì vicine alla sponda del fiume che si confondono con le acque del Garigliano. Tutte abbondano di gas idrogeno solforato e tutte depongono un tenue sedimento calcareo. Quella però che definisce acqua dell'inferno è molto ripiena di acido carbonico. Pochi passi sopra di essa, sta in un piccolo incavo tra pietre calcaree una mofeta di gas idrogeno solforato: la superficie delle pietre vedesi coperta di una tenue incrostatura di solfo. L'estrema vicinanza che hanno tra loro queste acque fa presumere che una sia la loro comune origine e che i due diversi gas, che le animano, procedano da una stessa sorgente. Al di sopra di Castel Forte sorgono in qualche distanza l'una dall'altra le colline e montagnole di Ventosa, Correna, le Fratte, Valle Fredda, Castel Nuovo, Sant’Andrea, Sant’Ambrogio, Sant’Apollinare. Poscia gli Appennini si rivolgono a levante ed a settentrione ed incontrano la valle irrigata dal Garigliano nella cui parte settentrionale è situato Montecasino. Nella strada che conduce dalla Rocca di Evandro a San Germano, osservasi del tufo ed in un luogo, uno strato di pomici. Questa valle giunge sino a Pontecorvo e Sora dove comunica con il piano di Anagni che si estende verso le colline del Tusculo.